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Vertice NATO 2026, la conferenza stampa del Presidente Meloni

Governo Italiano
Vertice NATO 2026, la conferenza stampa del Presidente Meloni

ONP Summary

At a two-day NATO summit in Ankara, Germany announced record defense spending of 124.7 billion euros, though still below the alliance's 3.5 percent GDP target. Amid this effort to demonstrate commitment, Trump criticized NATO allies for insufficient defense spending and lack of support during US conflicts, creating tension about European confidence in US reliability.

Progressive: Unjustified Pressure — Progressive outlets highlighted Germany's record defense investment while criticizing Trump's criticism of NATO allies as divisive and undermining unity.

Moderate: Confidence Gap — Centrist outlets noted Germany's record spending remains below the 3.5 percent GDP target, reflecting European anxiety about US reliability despite increased commitment.

Conservative: Justified Pressure — Conservative outlets framed Trump's criticism of NATO defense commitments as warranted accountability for allies' insufficient spending.

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE MELONI

Buon pomeriggio a tutti, grazie di essere qui, grazie del vostro lavoro. 

Si conclude un breve ma intenso Vertice della NATO, che assume però particolare rilevanza in un momento nel quale lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema. Il Vertice è chiaramente un'occasione per confrontarci con i colleghi tanto sul lavoro che abbiamo fatto fin qui, quanto su come rendere l'Alleanza Atlantica - che nasce come alleanza di difesa e di deterrenza - ancora più forte, ancora più solida, maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo. 

E credo che in fondo sia questo il messaggio più importante del Vertice di Ankara. La NATO è un'alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi. 

L'Italia condivide pienamente questi obiettivi, questo approccio. Ha portato al Vertice un'idea molto concreta di sicurezza, cioè una sicurezza che non riguarda solo gli equilibri geopolitici, ma che tocca la vita quotidiana dei cittadini. Perché oggi parlare di sicurezza, lo abbiamo detto in diverse occasioni, non significa solamente parlare di difesa nel senso tradizionale del termine - che pure è importante ovviamente -, però significa anche parlare di protezione delle infrastrutture critiche, della sicurezza energetica, della cybersicurezza e quindi della sicurezza dei dati delle famiglie, delle imprese, delle Pubbliche Amministrazioni. Guardate il tema dei sabotaggi delle ferrovie, della protezione dei confini, della resilienza e dell'accoglienza delle catene di approvvigionamento, della capacità di rispondere alle emergenze. Tutti aspetti che incidono direttamente sulla libertà, sulla prosperità, sulla crescita, sulla qualità della vita dei cittadini e nelle nostre comunità. 

Ed è dentro questa cornice che vanno letti, ovviamente, anche gli impegni che sono stati assunti dagli alleati. Oggi investire in sicurezza significa rafforzare la capacità dello Stato di difendere i cittadini, ma di difendere anche la sua sovranità, la sua libertà. 

Come ho ribadito in Parlamento, l'Italia si è presentata a questo Vertice con una percentuale del 2,8 del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all'anno precedente. Un aumento che riflette questa concezione più ampia della sicurezza nazionale e della resilienza strategica, perché vogliamo chiaramente rispettare gli impegni. Lo faremo e lo stiamo facendo già. Però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. 

Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo. È tempo che l'Europa garantisca la propria sicurezza da sola, e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno. È quindi una questione di sovranità, ancora prima che di difesa. 

Dopodiché, abbiamo anche ricordato che il contributo italiano all'Alleanza va oltre il pur importante esercizio che semplifica il nostro lavoro, che è quello contabile. Quello che noi mettiamo a disposizione della NATO è molto di più: fa dell'Italia un fornitore di sicurezza e un alleato credibile. Lo dimostrano i quasi 3000 militari italiani impegnati nei principali teatri dell'Alleanza. Noi siamo la Nazione della NATO che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la NATO è impegnata, proprio in assoluto. Non c'è una Nazione che mette a disposizione più uomini rispetto ai nostri. Lo dimostra la nostra attenzione al fianco Sud, necessaria per tutti, perché chiaramente il Mediterraneo allargato è frontiera strategica, incide direttamente sulla sicurezza collettiva di tutti. Lo dimostra la nostra disponibilità sulle nuove sfide che si pongono. Penso al tema della crisi di Hormuz: Abbiamo già detto che siamo disposti a dare una mano, a fare la nostra parte, pur nella cornice che abbiamo più volte ribadito, pur fatti eventualmente i necessari passaggi parlamentari al netto delle ultime pessime notizie sulla crisi in Iran. Lo dimostra ancora il nostro sostegno convinto all'Ucraina, che ho ribadito anche stamattina in un bilaterale che ho avuto con il presidente Zelensky. Come sapete, in questi mesi l'Italia si è concentrata soprattutto su un fronte che noi consideriamo essenziale, che è quello della resilienza energetica e della protezione delle infrastrutture critiche, che restano un bersaglio costante, se vogliamo, prioritario dell'aggressione russa. 

Dopodiché, chiaramente, continuo a pensare che con la stessa intensità dobbiamo sostenere gli sforzi per una pace giusta e duratura e per un ruolo che l'Europa deve avere all'interno di quel processo. Dopodiché, con gli altri leader nel corso del mio intervento, io ho cercato anche di condividere una riflessione che considero francamente decisiva per il futuro dell'Alleanza. Cioè, io penso che il punto non sia semplicemente quanto investiamo in difesa e sicurezza, io penso che il punto sia anche in cosa investiamo quando investiamo in difesa e sicurezza, perché credo che la guerra in Ucraina abbia dimostrato ampiamente come la guerra moderna stia cambiando. Oggi quello che accade in Ucraina è che un tank, come si dice, un carro armato che vale milioni può essere distrutto da un drone che vale 20 mila euro e che una persona addestrata per pilotare a distanza un drone può essere più letale di un cecchino. E quindi, questa è una riflessione che nel come si investe va fatta. 

Dopodiché, c'è un'altra riflessione che, se vogliamo, è ancora più strategica, e cioè se noi aumentiamo le risorse che investiamo senza porci il problema politico di come garantiamo il nostro controllo delle filiere fondamentali della difesa, rischiamo di pagare per finanziare la nostra dipendenza. Delle 12 materie prime critiche individuate dalla NATO, almeno 6 sono controllate da un unico paese, che in alcuni casi controlla il 70 della produzione. Quindi, credo che a monte di questa discussione serva anche, dopo che abbiamo deciso che tutti quanti spendiamo di più, capire in che cosa spendiamo e capire come mettiamo in sicurezza il fatto che noi stiamo investendo e spendendo risorse per qualcosa che controlliamo pienamente e di cui sappiamo essere sovrani. 

Queste sono alcune delle riflessioni che abbiamo posto, chiaramente mi portano anche a ricordare che la nostra responsabilità è quella di rafforzare la nostra base industriale e tecnologica, quella di sviluppare capacità comune e innovazione, ricerca, produzioni strategiche, quello di fare massa critica insieme, di lavorare insieme a livello geopolitico e a livello di alleanze per ricostruire le catene di approvvigionamento. Stessa cosa, chiaramente, siamo impegnati come Governo a fare in Italia, mentre noi rafforziamo la sicurezza dei cittadini, ci poniamo anche il problema di come questo possa contribuire anche a rafforzare la nostra capacità di ricerca, la nostra capacità tecnologica e la nostra economia.

Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori. Quindi più sicurezza, ma anche più lavoro qualificato, più ricerca, più crescita, non assegni all'estero. Noi stiamo lavorando così in questa fase. 

E quindi, in conclusione, ad Ankara l'Italia siede al tavolo con una sola bussola che è la difesa del suo interesse nazionale. Per noi significa anche difesa del nostro sistema di alleanze a livello internazionale. Più sicurezza concreta per gli italiani, più lavoro per le nostre imprese rispetto per una Nazione sovrana che continua a fare la sua parte a 360 gradi, per la solidità dell'alleanza, per l'unità dell'Occidente, con le sue priorità, con i suoi tempi, con la difesa dei suoi interessi, ma anche con dignità e a testa alta.

Voglio ringraziare in conclusione il Presidente Erdoğan per la sua ospitalità eccellente, per l'organizzazione ottima. Abbiamo avuto modo adesso in un bilaterale, che è il motivo per cui sono arrivata leggermente in ritardo, dei molti temi che riguardano la nostra cooperazione bilaterale, tanto dalla difesa fino ad arrivare al contrasto all'immigrazione illegale e quindi ho avuto modo anche di ringraziarlo e fargli i miei complimenti direttamente.

Mi fermerei qui e mi dite. Prego.

DOMANDE

Tommaso Ciriaco (la Repubblica): Buonasera, Presidente, volevo chiedere saltando le premesse, se ci può dare un giudizio sull'ultimo post di Trump, quello che ha sostanzialmente indicato un ordine restrittivo, se si è lamentata con lui ieri sera durante la cena, e poi, più in generale alla luce di questo post, se in qualche modo si è pentita di un investimento politico, soprattutto nel primo anno di amministrazione Trump, fatto appunto dai rapporti con gli Stati Uniti.

Presidente Meloni: Guardi, per quello che riguarda il post, ho detto che non sarei tornata su questo argomento e non tornerò su questo argomento. Per quello che riguarda l'investimento politico, io ho non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Io ho fatto un investimento politico per convinzione sull'unità dell'Occidente, l'ho rivendicato a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l'arrivo di Donald Trump e lei mi è testimone su questo. L'ho fatto con tutti gli interlocutori che ho trovato di fronte, chiaramente con Donald Trump c'erano delle affinità, ci sono delle affinità su alcuni temi della politica: l’immigrazione, la politica, la cultura woke. Per cui, chiaramente, ritenevo che potesse essere più semplice, le cose stanno andando come abbiamo visto, ma non cambio idea su quale sia l'interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da  - non so come dire - piccolo cabotaggio. Cioè, io ho una strategia in testa e quella strategia è figlia di che cosa secondo me è nell'interesse nazionale italiano. E secondo me, nell'interesse nazionale italiano ed europeo, c'è l'unità e il rafforzamento dell'unità occidentale. Noi pagheremmo più di chiunque altro, noi lato europeo, nel momento in cui ancora, insomma, abbiamo numerose vulnerabilità, una strategia diametralmente opposta. E quindi faccio quello che - e ho sempre fatto quello che - ritenevo fondamentale per l'interesse nazionale italiano e non ho cambiato idea su questo, indipendentemente da come possano oscillare i miei rapporti personali. Non cambio idea su questo. La mia strategia è sempre stata quella e rimarrà quella semplicemente perché è una strategia dettata dalla convinzione, non dalla convenienza che voi potete considerare elettorale e ripeto, mi siete testimoni perché non è qualcosa che ci siamo inventati con l'arrivo di Donald Trump. Quindi, no, non mi pento assolutamente di nulla di quello che ho fatto. 

Paolo Cappelleri (Ansa): Buonasera, Presidente. Parlando dell'Ucraina, prima ha sottolineato che l'Italia si è concentrata sugli aiuti legati all'energia. Abbiamo capito che non è in arrivo un pacchetto di aiuti militari. Volevo capire se l'Italia ha smesso di fornire aiuti militari all'armamento dell'Ucraina o proseguirà?

Presidente Meloni: No, credo che l'Italia proseguirà, Penso che il Ministro Crosetto stia facendo una valutazione in questo senso. 

Roberto Chinzari (TG1): Buonasera, Presidente. Specifico sempre sull’Ucraina. La NATO darà 70 miliardi in armamenti ed equipaggiamenti, addestramento all'Ucraina annuo, l'Italia parteciperà a questo? Come è andato banalmente l’incontro con Zelensky  e le richieste di Zelensky? E mi scuso, è una cosa tecnica, però i colleghi saranno contenti se chiedo se e come lunedì parteciperà al Vertice dei Volenterosi a Parigi. Grazie

Presidente Meloni: Allora, per quello che riguarda l'investimento, diciamo della NATO sull'Ucraina, una cosa esclude l'altra. Quello che mi sta chiedendo lei esclude la domanda che ha fatto il collega prima di lei. Quindi, stiamo facendo una valutazione complessiva su quelli che sono gli strumenti, ovvero i vari modi che ci sono per sostenere l'Ucraina e all'esito di quello ne scegliamo uno. Quindi le due cose si escludono, ma sicuramente stiamo andando avanti nel nostro sostegno. Dopodiché, come voi sapete, noi continuiamo anche il focus energetico perché non è stata solo una scelta nostra, è stata anche una scelta nostra, ma è stata una precisa richiesta che arrivava da parte ucraina perché alcune imprese italiane sono le uniche imprese che producono un tipo di generatore che è necessario all'Ucraina, quindi dipende anche dalle richieste. 

Il bilaterale stamattina è andato molto bene, ci sono varie cose sulle quali stiamo lavorando, continuiamo a lavorare insieme. Per quello che riguarda lunedì, l'Italia ci sarà, ci sarà lunedì, ci sarà martedì, con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la Festa nazionale francese, ci sarà lunedì, presumo, con il Ministro Tajani per quello che riguarda la Coalizione dei Volentieri. Stavolta io al sesto Vertice in tre settimane e mezzo passo e voi potete scrivere tutti gli articoli che volete sull'isolamento, il cambio di posizionamento. Ma c'è il disimpegno sull'Ucraina? No, ma neanche me ne posso permettere uno sull'Italia. Quindi, siccome ho diversi dossier dei quali occuparmi in patria, saremo ottimamente rappresentati dal Vicepremier e Ministro degli esteri Antonio Tajani e chiaramente andiamo avanti anche in tutta questa parte di lavoro. 

Adalberto Signore (il Giornale): Buongiorno Presidente. Trump è tornato a parlare dell'eventuale ridimensionamento delle truppe americane in Europa, è tornato sulla questione Groenlandia. Volevo sapere se i provvedimenti sono stati oggetto di discussione e se lei si sente di escludere, per il 2026, un ridimensionamento delle truppe americane in Italia. 

Presidente Meloni: Guardi, quello che posso dirle io è che no, questi due temi non sono stati oggetto della nostra discussione oggi, che devo dire è stato un confronto molto positivo. Poi, ormai un po' in punta dei piedi, ma insomma è stato un clima costruttivo, positivo, di unità, e quindi non si è parlato di queste questioni. Per quello che riguarda le truppe americane, allo stato attuale a noi non è stato comunicato alcun disimpegno formale. Dopo di che voi sapete che nella NATO si discute di burden shifting, cioè di come gli alleati europei, cioè la colonna europea della NATO, debba assumere maggiore responsabilità all'interno del territorio europeo per consentire alla colonna americana di spiegarsi su altri quadranti che sono oggi considerati prioritari. La presenza di alcuni Capi di Stato e di Governo dell'area Indo-Pacifica un po' racconta come l'alleanza cerca di adeguarsi anche a quelli che sono i nuovi scenari e le nuove responsabilità. Quindi, io non escludo niente, chiaramente non escludo niente e credo che non sia un'ipotesi che ci deve cogliere alla sprovvista, perché lei sa meglio di me che gli Stati Uniti discutono da qualche Presidente della necessità di un progressivo disimpegno dall'Europa, appunto, che non è disimpegno politico, è disimpegno per consentire all'alleanza di essere più presente in diversi quadranti. E io, come vi ho detto in molte occasioni, considero questa anche un'occasione per l'Europa di assumere maggiormente il controllo della sua sicurezza e dunque anche una sua maggiore autonomia. Perché come ho spiegato migliaia di volte ormai la capacità di difendersi è l'anticamera della propria sovranità, della propria libertà e quindi della propria capacità di difendere i propri interessi nazionali e quindi, chiaramente tutto deve essere fatto in modi e tempi che consentano a ciascuno di organizzarsi, ma penso che l'Europa faccia bene a lavorare per assumere maggiormente la sua capacità di garantire la propria difesa, la propria sicurezza. 

Livio Cipriano (Agenzia Nova): Buonasera presidente Meloni, il 15 e 16 luglio Roma ospiterà un altro round di colloqui tra Israele e Libano. Il nodo resta la mancata volontà di Hezbollah di disarmarsi e accettare il dispiegamento dell’Esercito libanese nelle cosiddette “zone pilota” del sud. Ecco, l'iniziativa italiana, pensa che possa sbloccare tutta questa situazione, anche alla luce dell'iniziativa italo-francese post-UNIFIL, e se è preoccupata che l'escalation sullo Stretto di Hormuz possa far fallire questa iniziativa.

Presidente Meloni: Allora, guardi, sono ovviamente molto preoccupata da quello che sta accadendo in Iran, penso che capiate da soli il perché. E non possiamo escludere che questo possa contagiare anche gli altri quadranti di questa delicata regione. Dopodiché noi cerchiamo di lavorare per la spinta diametralmente opposta. Io non perdo la speranza sulla possibilità di un negoziato in Iran. Credo che finora l'opzione militare in questo caso non abbia portato dei risultati così concreti, e penso che bisogna insistere sulla capacità e sulla possibilità di un negoziato e l'Italia ovviamente sarà impegnata in questo senso. Chiaramente i negoziati e i colloqui diretti tra Israele e Libano sono una parte fondamentale di questa architettura di sicurezza mediorientale. E io penso che sia un'ottima notizia se appunto verrà confermato che il prossimo round negoziale si dovesse tenere a Roma. Intanto la considero un'ottima notizia che vadano avanti i negoziati. In secondo luogo, considero un’ottima notizia che si sia scelto Roma per celebrare quei negoziati, perché mi pare che dimostri anche una credibilità che l'Italia ha assunto, guadagnato con tutti gli attori che sono coinvolti. Chiaramente è sicuramente parte di quella credibilità costruita dalle nostre posizioni politiche, cioè da una capacità di mantenere l'interlocuzione con tutti, come ho detto tante volte. Però, dobbiamo ricordare che quella credibilità, quella presenza è costruita soprattutto dal valore dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa che sono sul campo in Libano da molto tempo. Io ho parlato anche questa settimana con il Generale capo dell'UNIFIL e penso che a questi Militari si debba la nostra serietà, la nostra credibilità, la nostra centralità in un eventuale percorso di pace. Quello che noi dobbiamo fare come istituzioni chiaramente è non disperdere quel capitale straordinario e utilizzarlo per fare dei passi avanti in un importante processo di pace. Dopodiché, parallelamente, chiaramente andiamo avanti anche con la nostra idea di una coalizione post-Unifil insieme ai francesi. Siamo per ora a livello di Sherpa e tecnici per capire come lavorarci insieme, ma ne abbiamo parlato, per esempio, adesso anche con il Presidente Erdoğan. C'è molto interesse su questa iniziativa italo-francese e faremo in modo che possa presentarsi per tempo prima della scadenza del mandato di UNIFIL. 

Sebastiano Sterpa (TG5): Signor Presidente del Consiglio, le volevo chiedere: il fianco Sud dell'Europa, questo lei ha chiesto, a questo lei tiene molto. Però noi abbiamo capito che sulla questione Mediterraneo - probabilmente c’entra anche il Piano Mattei -, qual è la ragione specifica di questa sua grande richiesta, in un momento in cui le truppe forse sono più orientate verso, appunto, il fianco orientale? 

Presidente Meloni: Guardi, la ragione della mia richiesta è banalmente che se noi pensiamo che possiamo difendere l'Alleanza guardando solamente a uno dei suoi confini, non capiamo il senso delle minacce di questo tempo. Non capiamo che le minacce in questo tempo sono prevalentemente ibride e ti attaccano da ovunque. Non ti attaccano solamente o prevalentemente da dove può stare la minaccia fisicamente, ma anche da dove la minaccia può agire con strumenti che sono diversi, nuovi e con il più tradizionale di tutti, che è l'influenza in altri Paesi. E quindi, poiché oggi quando si parla di minaccia ibrida si può parlare di migrazione, si può parlare di attacco alle infrastrutture strategiche, si può parlare di catene d'approvvigionamento, si può parlare di controllo di materie prime critiche. Perché è ovvio che se io produco oggi un qualsiasi strumento di difesa – un drone - che considero particolarmente importante e domani dovessi trovarmi in una situazione di minaccia, e dovessi scoprire che un pezzo fondamentale dei componenti per la produzione di quel drone non arrivano più perché li controlla qualcuno che non vuole dare una mano, è un problema. E quindi sì, c'è bisogno di fare una valutazione a 360 gradi che riguarda anche le catene di approvvigionamento, che riguarda il ruolo dell'Africa, per esempio, perché l'Europa dipende per buona parte delle sue materie prime critiche, delle terre rare, da Paesi che processano quelle materie prime critiche e che spesso prendono quelle materie prime critiche in Africa. L’Africa sono i nostri diretti vicini di casa e vorrebbero cooperare con noi di più: una cooperazione sana, da pari a pari, non - come abbiamo detto tante volte - predatoria. Però, l'Europa deve esserci, la NATO deve esserci, l'Occidente deve esserci. E quindi sì, chiediamo una maggiore attenzione al fianco Sud. In primo luogo, perché noi non abbiamo fatto mancare la solidarietà ai nostri alleati sul fianco Est, ma anche noi chiaramente rischiamo di essere vittime di minacce e ci aspettiamo la stessa attenzione, la stessa mobilitazione che abbiamo garantito ai nostri alleati. E poi perché crediamo che questo sia un modo efficace di difenderci e di difendere l'Alleanza a 360 gradi in un tempo come questo.

Francesco Bechis (il Messaggero): Presidente buonasera. Donald Trump ha detto stamattina che l'Italia è stata pessima sull'utilizzo delle basi. Allora le domando: se stanotte il Governo americano le chiedesse di nuovo di far atterrare a Sigonella, in una base italiana, un aereo che poi partecipa a operazioni cinetiche in Iran, lei direbbe di nuovo di no? Il Governo direbbe di nuovo di no? E poi un commento breve sulle parole del Segretario Rutte che ha detto, in riferimento all'attacco americano in Iran di questa notte, “ce n'era bisogno”, un attacco di cui “c'era bisogno”; condivide queste parole? 

Presidente Meloni: Non ero al tavolo delle trattative, per cui non le so dire quale sia la risposta giusta a questa sua seconda domanda, perché non so quanto ci fosse effettivamente un margine di andare avanti in un negoziato e quanto quel margine non ci fosse, non lo posso dire con certezza. Quindi non sono in grado di risponderle su questo. Per quello che riguarda le basi, non è che abbiamo preso delle decisioni o abbiamo fatto delle scelte così: un giorno ne facciamo una, un giorno ne facciamo un'altra. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall'inizio del conflitto in Iran e quella linea manteniamo. Abbiamo rispettato i nostri impegni, come sempre fanno le Nazioni serie, ma dopodiché abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all'Iran e non stiamo partecipando agli attacchi all'Iran e non parteciperemo agli attacchi all'Iran. 

Frediano Finucci (La7): Buonasera, se non ci fossero i vincoli di bilancio europei, se non ci fossero le elezioni imminenti, lei che percentuale del PIL sarebbe disposta a spendere in armamenti? 

Presidente Meloni: Io sono convinta che noi dobbiamo rafforzare la nostra spesa in difesa e sicurezza, soprattutto nel concetto ampio di difesa e sicurezza che ho. Chiaramente, bisogna farlo con un equilibrio perché l'unica cosa che non farò e che non sono disposta a fare è togliere risorse ad altri capitoli che considero ugualmente importanti. Per cui, questa accusa strumentale che viene fatta di un'Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola, ridicola. È per me un limite invalicabile: dove ho gli strumenti per rafforzare la difesa e la sicurezza, li rafforzo finché posso. Oggi noi siamo al 2,8% di PIL, il prossimo anno faremo i nostri sforzi per crescere ancora, per migliorare ancora, rispetteremo i nostri impegni, ma gli impegni che ci siamo impegnati a mantenere mi paiono quelli adeguati in questo tempo. Non andrei oltre rispetto a quelli, ma credo che quelli siano degli impegni che oggi vale la pena di mantenere, anche se non viene riconosciuto, anche se non è popolare. Perché purtroppo quando tu le minacce le eviti e la minaccia non c'è stata, il problema non c'è stato, nessuno lo sa, nessuno riconosce ovviamente il valore che questo ha. Io racconto sempre la storia di questo sindaco di un'isola giapponese che costruì una barriera anti-tsunami molti anni fa e che fu cacciato a pedate perché aveva speso un sacco di soldi per fare questa barriera anti-tsunami, e quindi non ha più fatto il sindaco. Poi, quando è arrivato lo tsunami, questo paese è l'unico che si è salvato. Oggi gli hanno fatto una statua, solo che intanto era morto. Delle volte accade anche questo. È il senso di dire che una politica responsabile si pone anche il tema di fare quello che può non essere popolare quando sa che serve a difendere la sicurezza dei suoi cittadini. Grazie mille, arrivederci, buon rientro.

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Italiano

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Partecipazione del Presidente Meloni al Vertice NATO 2026

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