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Il Presidente Meloni alla terza edizione de “Il giorno de La Verità” (intervista)

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Direttore Belpietro: ...Questa giornata dedicata alle sfide italiane e anche internazionali. Perché poi c'è ne abbiamo da raccontare anche di cose internazionali. E parto subito dalla dalla questione principale direi, no? Donald Trump, l'uscita fatta, qualcuno ha sostenuto che sia indispettito per il ditino alzato, qualcun altro ha detto che invece forse voleva distrarre un po' l'attenzione dalle quelle che sono le questioni di Iran e della trattativa. Lei che idea si è fatta?

Presidente Meloni: Dunque, intanto Buonasera a tutti. Grazie Direttore per l'invito e in bocca al lupo per l'iniziativa, anche se finisce con questa intervista e quindi avrei dovuto dirlo prima. Guardi, non sono in grado di dare una risposta a questa domanda, sono onesta. Nel senso, io sono rimasta sinceramente colpita e quando ho detto che ero colpita ero estremamente sincera. Ho chiaramente letto le varie ricostruzioni che sono state fatte, appunto con presunti video che sarebbero diventati virali, in cui il mio atteggiamento poteva sembrare un po' assertivo, al di là delle dita o meno, piuttosto che le ricostruzioni, che pure racconterebbero di un tentativo di distogliere l'attenzione dall'andamento dei negoziati con l'Iran, per cui riportare l'attenzione sulle difficoltà in ambito NATO, tant'è che nelle ultime ore, come ha visto, si è un po allargato il fronte, che non è solo italiano, ma coinvolge anche altri Paesi. Non so, non so dire se queste ricostruzioni possano essere vere, ho anche già detto e ribadisco che non intendo continuare ad alimentare questo confronto. Penso che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità. È anche quello che ho detto ieri in Consiglio dei Ministri rispetto ai prossimi appuntamenti. Chiaramente ritengo che il Ministro Tajani nell'immediato abbia fatto bene ad annullare la sua missione a Washington per dare un segnale, ma una volta che il messaggio passa, non c'è bisogno di andare oltre. A partire proprio dal ricevimento a Villa Taverna, tradizionale iniziativa che si svolge tutti gli anni in occasione del 4 luglio, al quale il Governo sarà presente anche per, devo dire, rispetto verso l'ambasciatore Fertitta, che è personalità che molto lavora, ecco, per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti. Ma in generale, perché non cambio idea? Ok? Non cambio idea, sto leggendo molte ricostruzioni su ma quale sarà adesso la politica estera italiana? Sarà quella che è stata negli ultimi ottant'anni. Cioè non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa, che è quello sul quale si fonda chiaramente un pezzo straordinario della forza dell'Occidente

Direttore Belpietro: Ma lei pensa che ci possano essere dei contraccolpi? Ho visto che qualcuno immaginava la politica dei dazi, inasprimento, oppure contraccolpi a livello commerciale per l'Italia?

Presidente Meloni: Mi auguro di no, credo di no, non non vedo francamente contraccolpi, mi pare che, appunto, la nostra attività ed i nostri rapporti vadano bene, anche nelle ultime settimane, anche negli ultimi mesi, tanto a livello istituzionale quanto a livello economico. Ricordo che non più tardi di una settimana fa, se non vado errata, il Ministro Crosetto era dal suo omologo Pete Hegseth, Ministro della Difesa a Washington. Esattamente come vedo le moltissime iniziative che vengono fatte a livello di sistemi produttivi di riferimento, esattamente come bisogna ricordare che l'export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani nell'ultimo periodo, a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani. Quindi io non non vedo rischi francamente di contraccolpo, ma del resto sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica, talmente solida che non è che questo si cancella o ridiscute per una discussione sui social media adesso.

Sono rapporti che indipendono, diciamo così, o che comunque non iniziano o finiscono in base a chi governa in quel momento, gli Stati Uniti piuttosto che l'Italia o un qualsiasi altro Paese europeo. Noi dobbiamo riportare i termini della politica estera alla profondità in cui devono stare. Perché delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse, non lo so Temptation Island, però lo dico per per fare riferimento ai meme che vedo girare. Ma insomma, la politica estera è una cosa più complessa di questo.

Direttore Belpietro: Ecco, visto che è più complesso di questo, lei ha partecipato al G7, al Consiglio europeo e al di là di quali siano le motivazioni dell'uscita di Donald Trump e anche le polemiche sul ruolo della NATO, sul ruolo dei Paesi europei, rimane un tema e cioè l'accordo di cui si discute, l'accordo sull'Iran reggerà? E' ottimista?

Presidente Meloni: Guardi, sicuramente è un accordo molto complesso, io rimango ottimista. Penso che noi dobbiamo guardare soprattutto a tre elementi che sono fondamentali nell'accordo. Il primo è il destino del cosiddetto nucleare iraniano, cioè noi non possiamo oggettivamente consentire che il regime degli Ayatollah si doti di armi nucleari, di testate nucleari, nel momento in cui ha anche, e c'è lo ampiamente dimostrato, missili a lungo raggio. Dico, non gli Stati Uniti o chi è più vicino al confine con l'Iran, non Israele. Noi non lo possiamo consentire, noi non ce lo possiamo permettere. E quindi su questo bisogna che i termini dell'accordo siano chiari. C'è un tema per cui se noi vogliamo costruire un'architettura di sicurezza solida, nessun Paese della regione può e deve sentirsi minacciato. Questo vale per Israele, ma vale anche per i Paesi del Golfo, che che sono stati come lei ha visto un target di questo conflitto, benché non ne fossero direttamente parte, non fossero direttamente coinvolti. E c'è il tema della libertà di navigazione. E guardi, questa è una grandissima questione, non solo perché noi abbiamo visto quanto quello che è accaduto con la chiusura dello Stretto di Hormuz abbia poi impattato sull'economia globale e conseguentemente sull'economia europea, sull'economia italiana. E quindi ovviamente noi dobbiamo garantire il pieno ripristino della libertà di navigazione, non solo per quello che Hormuz rappresenta in sé, in termini di snodo fondamentale del commercio globale, ma per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta. E' evidente che se noi consentissimo, ad esempio, il pagamento di un pedaggio immaginato dagli iraniani sullo Stretto di Hormuz, noi ci ritroveremmo catapultati in un mondo nel quale ogni snodo del commercio fondamentale diventa uno strumento di pressione verso gli Stati. Può essere utilizzato come un'arma. Questo è qualcosa che non si può immaginare ed è la ragione per la quale noi abbiamo dato anche la nostra disponibilità, chiaramente in uno scenario di pace, per una missione, per garantire la libertà di navigazione a livello internazionale, per la quale nel caso servirebbe l'autorizzazione del Parlamento. Ma io penso che l'Italia dovrebbe fare la sua parte per questo. Quindi, queste sono le tre questioni secondo me fondamentali nel negoziato. Io sono abbastanza ottimista, anche se so che il negoziato, lo vediamo anche in queste ore, non è semplicissimo. Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico per dire, ecco, penso che per quello che possiamo dobbiamo dare una mano, sia sul piano diplomatico, sia offrendo la nostra disponibilità. È il caso che le faccio sullo Stretto di Hormuz, su una eventuale missione, sulla libertà di navigazione. Le posso fare lo stesso ragionamento per quello che riguarda il Libano, che è una Nazione per noi fondamentale, sulla quale l'Italia ha una storia di lavoro, di impegno in prima linea straordinario. Lei sa che esiste oggi un negoziato parallelo, il Presidente libanese ha dato una disponibilità a un negoziato diretto con Israele, dando estrema prova di coraggio, e penso che anche questo sia un quadrante sul quale l'Italia può giocare un ruolo importante. E' uno dei temi che io intendo discutere con Emmanuel Macron nel Vertice intergovernativo che abbiamo nella giornata di giovedì, perché penso che sia una di quelle cose sulle quali Italia e Francia possono lavorare insieme.

Direttore Belpietro: A proposito di relazioni con Paesi europei, è passato il nuovo regolamento per i rimpatri e si è parlato nel Parlamento europeo, di una sorta di definiamola "maggioranza Meloni"? Visto che ha messo insieme tutta una serie di partiti di centrodestra che forse prima non riuscivano ad andare davvero d'accordo. Secondo lei che cosa cambierà in realtà con questo provvedimento?

Presidente Meloni: Guardi, secondo me cambia moltissimo. Io sono molto fiera di questo provvedimento. Sono anche fiera che sia stato approvato con una maggioranza che viene definita "maggioranza Giorgia" in realtà è una banale maggioranza di centrodestra che va dai partiti di centrodestra fino ai partiti considerati, diciamo così, sovranisti, e quindi è qualcosa che in Italia conosciamo molto bene, perché una realtà molto simile è quella che vediamo nel centrodestra italiano, realtà che mi pare funzioni anche bene, e quindi ho detto da tempo che avrei provato ad esportare quel modello a livello europeo e mi piace che oggi questa maggioranza si materializzi spesso.

E' una maggioranza molto diversa da quella che per capirci ha eletto Ursula von der Leyen, che invece mette insieme storie politiche, culture politiche, che sono diametralmente opposte. E quindi hanno difficoltà a dare risposte chiare. Lo penso della politica nazionale, lo penso della politica europea. Oggi noi abbiamo un regolamento rimpatri e delle norme chiare sul contrasto all'immigrazione illegale, perché c'è una maggioranza diversa che ha sostenuto quelle norme e il regolamento rimpatri cambia moltissimo, Maurizio. Penso che sostanzialmente cambi proprio l'approccio, nel senso che noi fino a ieri abbiamo considerato il rimpatrio un principio, inserito nell'ordinamento europeo, ma poi alla fine è applicabile o no, ma insomma, non non era considerato fondamentale. Oggi si guarda al risultato: se una persona non ha diritto a stare in Europa deve essere rimpatriata. Questo a cascata comporta una serie di novità, poi senza che entriamo troppo nel tecnico, ma già il fatto che tu se fai ricorso diciamo strumentale contro un ordine di rimpatrio, con il nuovo regolamento non si blocca il rimpatrio, già cambia il mondo. Perché noi l'abbiamo conosciuto Il mondo nel quale tu avevi un ordine di rimpatrio, ti veniva fatto il ricorso strumentale e queste persone rimanevano sul territorio nazionale e poi tendenzialmente non le trovavi più.

Anche lì, chi è destinatario di un ordine di rimpatrio con il nuovo regolamento deve collaborare e se non collabora lo puoi trattenere ai fini del rimpatrio. Quindi come vedi senza che entriamo, ripeto, troppo nel tecnico, cambiano alcune grandi cose, non posso dire piccole cose, grandi cose, che rendono efficace il regolamento e le norme che noi abbiamo per rimpatriare. Chiaramente introduce anche un'altra cosa della quale io vado fiera, che sono gli hub per i rimpatri nei Paesi terzi, cioè quello che noi di fatto abbiamo inaugurato con un Protocollo Italia-Albania.

Direttore Belpietro: Siete stati il modello?

Presidente Meloni: Assolutamente sì, noi abbiamo rischiato, ci siamo assunti la responsabilità di rischiare di fare una cosa che era totalmente nuova, che era invisa a moltissimi, che era guardata con curiosità, all'inizio in modo guardingo da molti altri, che molti altri silenziosamente, speravano funzionasse proprio perché capivano quanto fosse un cambio di paradigma. Oggi sta nelle norme europee. Ma senza che provo a raccontarlo così, da sola, dal mio punto di vista, ho notato che quando il Commissario europeo per la migrazione Magnus Brunner, quando è stato approvato il regolamento rimpatri, ha postato una foto con me, in cui ci stringevamo la mano, cioè a dire, sappiamo a chi dobbiamo l'inizio e la fine di questo lavoro. E io penso che dobbiamo essere fieri di questo, al di là del merito della vicenda, perché noi siamo stati per anni testimoni di un'Italia che era convinta di non poter davvero incidere, cioè, non inseguire, ma farsi inseguire.

Non indicare, non farsi indicare la rotta, ma indicare la rotta. Oggi stiamo dimostrando un'altra cosa: che con pragmatismo, con buon senso, con serietà, con determinazione, anche con disponibilità verso gli altri,tu puoi indicare la rotta, e se dici delle cose sensate, se dici delle cose intelligenti in questo tempo c'è un sacco di gente che alla fine ti viene dietro. E' esattamente quello che accade in Europa. Sugli hub per i Paesi terzi io ed il Primo Ministro della Danimarca, che è una socialista, atipica per la verità, Mette Frederiksen.

Direttore Belpietro: Una delle poche rimaste, uno dei pochi premier socialisti rimasti in Europa.

Presidente Meloni: Si, ma che sulla migrazione ha una politica assolutamente pragmatica, tant'è che è, con me, l'animatrice del tavolo sulla migrazione, ma io e Mette Frederiksen, il giorno dopo dell'approvazione del regolamento rimpatri abbiamo redatto una lettera con la quale si chiede di dare subito vita a questi strumenti, compreso quello degli hub nei Paesi terzi, sui quali stiamo già lavorando, ed è stata firmata da 20 Paesi membri dell'Unione europea su 27. Quindi ormai è una maggioranza estremamente solida e penso che è un riconoscimento di un lavoro molto lungo che abbiamo fatto, che ci consente oggi di lavorare ancora meglio contro l'immigrazione illegale.

Direttore Belpietro: L'hanno accusata di sprecare soldi con i centri in Albania.

Presidente Meloni: Guardi, mi hanno accusato di sprecare i soldi per i centri in Albania - dove quest'anno credo che abbiamo speso circa 50 milioni di euro - persone che quando governavano facevano spendere agli italiani per l'accoglienza degli immigrati circa 10 miliardi di euro l'anno. Quindi, di grazia, le accuse per spendere 50 milioni per tentare di fermare l'immigrazione illegale da quelli che scambiavano con l'Europa la flessibilità con la disponibilità ad accogliere tutti gli immigrati possibili e immaginabili sul territorio italiano e far spendere agli italiani 10 miliardi per l'accoglienza, anche no, grazie.

Direttore Belpietro: A proposito di Europa, c'è sempre il tema dell'energia, il Ministro Giorgetti che avevamo qui ci ha parlato di un risultato...

Presidente Meloni: Con il suo ottimismo immagino? Il Ministro Giorgetti, avrà portato una ventata di ottimismo...

Direttore Belpietro: No, devo dire che era ottimista su alcune cose. Pensava tutto sommato che non fossero così disastrose, ma quello di cui volevo parlare è la flessibilità ottenuta in Europa per quanto riguarda gli investimenti nell'energia, che non va sulle accise ma va invece sulle rinnovabili o sugli investimenti. Quanto peserà sul nucleare tutto ciò?

Presidente Meloni: Allora, il nucleare dipende soprattutto dalla velocità con la quale noi riusciamo a operare, ed io sono estremamente determinata Direttore, confido - non dipende questo da me - che prima della pausa estiva si possa arrivare all'approvazione definitiva della legge delega, insomma della legge che ci consente di andare avanti, ma intanto il Governo sta già lavorando ai decreti attuativi, io non voglio perdere su questo neanche un giorno. Manca un anno o poco più, alla fine di questa Legislatura, vorrei arrivare avendo offerto all'Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante, che è il nucleare. Per due ragioni, perché il nucleare ci consente di essere indipendenti, in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, e perché il nucleare consente alle nostre aziende di competere ad armi pari.

Oggi qualsiasi azienda italiana che voglia competere sul mercato internazionale parte con un deficit, parte con una palla al piede, con un peso che non ci mette nella condizione di competere ad armi pari.

Con il nucleare noi riusciremo a mettere quelle aziende nella condizione di competere ad armi pari, ed io non ho dubbi sul fatto che quando le nostre aziende competeranno ad armi pari, davvero, non c'è ne sarà più per nessuno, e voglio lasciare questo risultato che io considero estremamente importante e quindi siamo al lavoro su questo.

Dopodiché, per quello che riguarda la flessibilità, noi siamo - immagino che il Ministro Giorgetti l'avrà spiegato - siamo in attesa che la Commissione europea ci dia tutti i dettagli da una parte e dall'altra stiamo monitorando l'accordo, il negoziato tra Stati Uniti ed Iran, perché quello ci dice quali saranno le emergenze che avremo nei prossimi mesi.

È evidente che fino ad oggi le risorse noi le abbiamo spese prevalentemente appunto per abbassare il prezzo del carburante, confido che non saranno necessarie le risorse su questo nelle prossime settimane, ma in ogni caso quello che noi stiamo già studiando è fare in modo che ogni singolo euro di questi 14 miliardi di euro di flessibilità consentita dalla Commissione europea, arrivino nelle tasche degli italiani e delle imprese "energivore", e prevalentemente italiani vulnerabili ma non solamente.

Direttore Belpietro: Lei citava le aziende che competono con l’estero però i risultati sono estremamente positivi, il dato che addirittura avremmo scavalcato il Giappone per export, siamo la quarta potenza da questo punto di vista; la disoccupazione - ne abbiamo parlato poco fa con il Ministro del lavoro - però l’opposizione dice che il Paese è allo stremo. La lascio basita. 

Presidente Meloni: Guardi, io penso che l’opposizione faccia il lavoro suo. Adesso, che devono dire? L’Italia va meglio da quando c’è Giorgia Meloni e il governo di centrodestra? Mi sembra un po' troppo. Poi mi pare che loro, avendo un po' delle difficoltà sugli argomenti, esagerino, ecco perché. Io l’ho fatto già in Parlamento diverse volte, non ho mai detto che in questi quasi quattro anni noi abbiamo risolto tutti i problemi o che le cose vanno benissimo, però sicuramente ci sono dei segnali che sono incoraggianti, che sono positivi. Io non sono mai d’accordo con questo fatto che noi dobbiamo dipingere l’Italia come una Nazione spacciata anche quando spacciata non è. Lei probabilmente è uno di quelli che lo fanno, se lei leggesse la mattina il dibattito interno italiano e la stampa internazionale, scoprirebbe che sono due mondi completamente diversi. Perché c’è una parte del mondo che oggi guarda l’Italia, anche per la sua stabilità, anche per i suoi risultati economici, dicendo wow! ma che sta succedendo? Perché non erano abituati. E allora noi dovremmo utilizzare in positivo questa stagione - comunque migliore di altre che abbiamo avuto in precedenza - che stiamo attraversando. Dopodiché l’opposizione, ripeto, io ho risposto svariate volte in aula, sarà tutta una tragedia, però... l’occupazione aumenta, la disoccupazione diminuisce, l’occupazione femminile aumenta, il precariato diminuisce, l’immigrazione illegale diminuisce, i rimpatri aumentano, i fondi sanitario aumentano, lo spread diminuisce. Insomma, io posso andare avanti 20 minuti, quindi può essere che noi siamo scarsi, ma se noi siamo scarsi loro erano scarsissimi, perché molte cose vanno molto meglio di quando al governo c’erano i nostri predecessori. Ma questo è dibattito politico, ne faremo ampiamente a meno. 

Direttore Belpietro: Ne vedremo tanti altri dibattiti, ma io voglio sapere qualche cosa sul Piano Casa, soprattutto mi interessa sapere lei ha promesso 100mila nuovi alloggi, ma quando si riuscirà a capire quando arriveranno? 

Presidente Meloni: Allora, noi ci siamo dati l’obiettivo di almeno 100mila nuovi alloggi in dieci anni, con un Piano che ha sostanzialmente due direttrici, 60mila case popolari, qui parliamo sostanzialmente di rimessa a norma, case popolari che in Italia esistono e che non si possono assegnare perché non sono a norma, perché vanno ristrutturate, perché ci sono delle difficoltà. Noi abbiamo stanziato le risorse, abbiamo fatto un accordo - e devo ringraziare di questo - sia con l’Anci che con la Conferenza delle Regioni. Ci siamo dati l’obiettivo di sistemare queste case, abbiamo nominato il Commissario, ci sta lavorando prevalentemente il Ministro Salvini, io penso che già nei prossimi mesi qualche risultato da questo punto di vista lo vedremo. Poi c’è tutto un altro filone che riguarda le cosiddette “case a prezzi calmierati”, cioè noi ci siamo interrogati non solo sulle persone che hanno i requisiti per l’accesso a una casa popolare, ma anche su un’altra fetta ormai sempre più ampia di popolazione, che è quella di chi non è così vulnerabile da avere accesso a una casa popolare, però non è neanche abbastanza benestante per potersi permettere, in una grande città, una casa a prezzi di mercato. Ed è una fetta ampia della popolazione, Direttore, fatta di lavoratori, fatta di insegnanti, fatta di Forze dell’ordine, fatta di infermieri, fatta di persone che lavorano e che si ritrovano, se magari vivono a Milano, a Napoli, a Roma, a dover spendere il 60 % di quello che guadagnano per poter affittare una casa o pagare un mutuo. A questa fetta ci siamo rivolti con questo provvedimento che, in buona sostanza, consente con investimenti privati al privato di investire, di farlo con una serie molto corposa di semplificazioni - quindi anche con dei procedimenti molto più veloci di quelli che noi conosceremmo normalmente - ma solo se si impegna a mettere sul mercato almeno il 70 % di quelle case a un prezzo che deve essere inferiore a quello di mercato di almeno del 30%, sia nel caso dell’affitto sia nel caso del mutuo. E questo è, noi calcoliamo 40mila, ma potenzialmente possono essere molte di più perché dipende se il meccanismo funziona. Io penso che il meccanismo funzionerà bene, penso anche che alla fine potremmo arrivare ad avere prezzi ancora più calmierati di quelli che noi abbiamo messo come minimi, quindi minimo 30 % in meno. E qui è interesse dell’investitore privato che le cose mantengano la loro tempistica, perché la norma prevede anche un commissario per gli investimenti superiori al miliardo e che il commissario, nel caso in cui il cronoprogramma non sia quello che si è concordato, torna indietro sulle agevolazioni che sono state favorite in termini di semplificazioni, perché noi in questo caso non spendiamo soldi. 

Direttore Belpietro: Può annullare sostanzialmente. 

Presidente Meloni: Può annullare, per cui conviene a chi investe di mantenere le tempistiche. Quindi io penso che sia un meccanismo che funziona e che ci consente, ripeto, di dare risposte a due diversi problemi che abbiamo, più ce n’è un terzo perché, come lei sa, nello stesso Piano Casa ci sono anche i provvedimenti per accelerare ancora gli sgomberi, in questo caso per le morosità eccetera. Insomma, questo Governo per quello che riguarda gli sgomberi illegali - lo ricordo sempre perché se ne parla pochissimo - ha sgomberato comunque migliaia e migliaia di case dall’inizio di questo mandato e adesso, con le norme che abbiamo introdotto, anche questo diventa più facile, anche questo diventa più veloce. Insomma, la casa come diritto una cosa è lo slogan, una cosa è poi cercare di costruire strumenti che mettono a terra quel diritto. 

Direttore Belpietro: Renzi l’ha definita “Lady Tax” però. 

Presidente Meloni: Eh sì, Renzi è sempre efficace nelle battute, guardi. Dopodiché è un po' difficile sostenere che questo Governo possa essere un governo delle tasse, tant’è che quando tu gli chiedi a questi signori ma quali sarebbero le tasse che abbiamo aumentato, loro non possono rispondere perché le tasse noi le abbiamo diminuite. Adesso io potrei rifare l’elenco che ho fatto cento volte a partire dal taglio del cuneo fiscale, l’accorpamento delle prime due aliquote IRPEF, il taglio della seconda aliquota IRPEF e poi abbiamo aumentato la platea del regime forfettario per gli autonomi, abbiamo detassato i fringe benefit, i premi di produttività, gli aumenti contrattuali, le mance, abbiamo reintrodotto l’iperammortamento, abbiamo immaginato una serie di incentivi per chi assumeva, il famoso “più assumi meno paghi”. 

Adesso è un po' difficile sostenere che abbiamo aumentato le tasse, a meno che a Renzi non dispiaccia - e non potrei escluderlo - che delle tasse effettivamente le abbiamo aumentate: sono quelle che abbiamo aumentato a banche, assicurazioni e società energetiche, perché effettivamente anche questo racconta un altro mondo. Io ricordo che quando governava Matteo Renzi noi usavamo i soldi dei cittadini comuni per salvare le banche, invece questo è un Governo che chiede - quando arriva la Legge di bilancio - alle banche di darci una mano - e loro lo hanno fatto e le devo ringraziare per questo perché c’è stato un Sistema Paese che si è mosso - per aiutare le persone che sono maggiormente in difficoltà. Questa è la realtà, capisco la difficoltà di chi si definisce di sinistra e quando ha governato di sinistra decisamente non era. 

Direttore Belpietro: Senta, ha visto che cosa sta succedendo con la Commissione Covid, sono emersi una serie di appalti opachi, di gestione un po' particolare, forniture sospette, c’è molta polemica. Che idea si è fatta lei attorno a questa vicenda? 

Presidente Meloni: Mi sono fatta l’idea che bisogna fare chiarezza, Direttore, perché seguo chiaramente per quello che posso, seguo marginalmente, ma oggettivamente ci sono delle cose che stanno uscendo che sono abbastanza inquietanti. Cioè, in buona sostanza, persone improvvisate alle quali vengono pagate decine di milioni, quando non centinaia di milioni di commissioni per importare in Italia dalla Cina, un miliardo e duecento milioni di mascherine, la gran parte delle quali farlocche, quindi qualcuno che faceva, sembra, degli affari mentre l’Italia migliore cercava di combattere il virus. Io penso che su una cosa del genere bisogna fare chiarezza, penso che a maggior ragione bisogna fare chiarezza se, sempre riprendendo quello che leggo sui quotidiani, alcuni di questi imprenditori denunciano che nel caso in cui tu ti fossi rifiutato di pagare queste laute commesse, non solamente non avresti avuto la possibilità di operare nel campo delle mascherine, ma addirittura saresti incappato in una serie di “vessazioni”, vogliamo dire? Al di là di quali sono i profili penali del quale si occuperanno le persone competenti e senza voler fare polemica politica - perché poi su queste cose bisogna vedere - io rimango francamente un po' colpita e la devo ringraziare perché vedo che lei ne parla dal fatto che in Italia si sia speso molto più inchiostro sulle relazioni sentimentali di Gennaro Sangiuliano piuttosto che su un tema del genere nel quale, in buona sostanza, si dice che c’erano centinaia di milioni di soldi degli italiani che venivano distribuiti mentre la gente soffriva, combatteva contro un virus, per fare affari facili in un periodo difficile. Insomma, penso che tutti quanti dobbiamo lavorare per arrivare alla verità su questo tema e mi dispiace che alcuni partiti dell’opposizione su questo non siano i primi, come io credo che dovrebbero essere, a chiedere di fare chiarezza su questo tema. 

Direttore Belpietro: Ci avviciniamo alle elezioni e il centrodestra vorrebbe cambiare la legge elettorale. Perché? Ce lo spiega? 

Presidente Meloni: Fermo restando che è un’iniziativa del Parlamento, ma io sono d’accordo, le risponderei perché sarebbe un peccato tornare indietro. Oggi a commento delle dimissioni di Keir Starmer - ha visto che si è dimesso il Primo Ministro britannico – io, in tre anni, vedrò ora il terzo Primo Ministro britannico. Nigel Farage, che come lei sa, è un esponente di spicco della politica britannica, a commento di questa cosa, diceva “siamo diventati l’Italia di qualche anno fa”. Cioè, abbiamo un Primo Ministro che cambia ogni anno. Purtroppo è la verità, adesso io mi arrabbio sempre quando gli altri parlano di noi non come dovrebbero secondo me parlare… 

Direttore Belpietro: Come esempio negativo… 

Presidente Meloni: Come esempio negativo. Però è la verità. Oggi noi siamo visti come un’ancora di stabilità in un’Europa instabile. Ieri eravamo l’Italia instabile in un’Europa tendenzialmente stabile. Ora, io spero che l’Europa diventi più stabile, ma sicuramente non voglio che l’Italia torni a essere instabile. Allora, che cosa fa la legge elettorale? Non dà un vantaggio a nessuno, nel senso che è una legge proporzionale. Chi prende più voti governa, ma dà, a chi prende più voti, la facoltà di avere una maggioranza per governare cinque anni. Ora, questa roba qui dovrebbe essere una cosa sulla quale siamo tutti d’accordo, soprattutto la sinistra, perché la sinistra dopo il referendum ci ha detto che loro hanno già stravinto. Allora, se loro hanno già stravinto le elezioni, perché non sono contenti che gli si garantisca la maggioranza per governare cinque anni, per stare serenamente? O forse, diciamo, non siamo così convinti di vincere e il problema è semmai che puntiamo nel caso in cui non siamo convinti di vincere a un pareggio che ci consente di governare anche se perdiamo le elezioni. Ma questo secondo me sarebbe drammatico, non perché ci ritroveremmo di nuovo la sinistra al governo che considero comunque non una buona notizia ovviamente, ma perché ci ritroveremmo con un’altra maggioranza che non può dare le risposte di cui questa Nazione ha bisogno. 

Ci ritroveremo con un altro governo che dura sei mesi, un anno, un anno e mezzo, torneremo esattamente nella situazione in cui eravamo prima. Secondo me questo è un errore enorme. Quindi, la modifica della legge elettorale sostanzialmente fa due cose: indicazione del premier e maggioranza per chi prende un voto in più. Sull’indicazione del premier posso capire che nel campo largo non sono d’accordo perché hanno oggettivamente un problema di chi ci mettiamo? E quello lo posso capire, ma è comunque un fatto di chiarezza verso i cittadini, di democrazia, di mettere la capacità decisionale in capo ai cittadini - in una Nazione nella quale sono diventati Presidenti del Consiglio persone che non si erano mai neanche candidate al Consiglio Comunale - ha un senso. 

Ma soprattutto il tema della maggioranza e della stabilità. Quindi, io non penso che questa sia una legge che serve al centrodestra, è una legge che serve a chi vince le elezioni per avere i numeri per governare e quindi vinca il migliore, ma è sicuramente una legge che serve all’Italia. Perché secondo me sarebbe devastante tornare indietro. 

Direttore Belpietro: Lei dice che la sinistra ha un problema perché non ha ancora identificato il candidato. C’è una qualche diversità anche sul programma, perché noi abbiamo avuto qui anche Giuseppe Conte e devo dire che ha detto alcune cose sulla patrimoniale, e su altre cose, che sono evidentemente non proprio in linea con un pezzo della sua coalizione. Però si parla molto anche di Vannacci. Che idea si è fatta? Perché? 

Presidente Meloni: Mi sono fatta l’idea che la sinistra ne parla molto perché loro non potendo parlare della loro coalizione cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra. Si figuri che Renzi era così occupato a lanciare la volata a Vannacci che non si è accorto che non l’avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrodestra. 

Direttore Belpietro: Pare, ce l’ha detto Conte, che facciano spesso le riunioni senza Renzi. Ce l’ha detto lui stamattina. 

Presidente Meloni: Scelte loro. Però si parla di noi perché si tende ad avere oggettivamente difficoltà a raccontarsi dall’altra parte. Quello che posso dirle io, Direttore, è che sfido molti altri ad arrivare dopo quattro anni di governo - con i tempi che noi abbiamo dovuto attraversare - con una maggioranza solida come quella che noi possiamo vantare. Voglio dire che sono fiera della mia maggioranza. Per quello che riguarda il resto, guardi, io posso dirle che seguo chiaramente anche qui il dibattito, le alchimie, l’algebra, l’aritmetica, l’ho già detto, penso che la politica sia un’altra cosa. Penso che quando arriveranno le elezioni, fra un anno, quando sarà, lì varrà solamente: al governo, ci vuoi il centrodestra o ci vuoi il centrosinistra? Ci vuoi il campo largo o ci vuoi la coalizione che hai conosciuto in questi anni? Ci vuoi il premier che verrà indicato o il premier che noi indicheremo? E conterà solo questo e la gente deciderà su questo. E allora non serviranno più a niente i sondaggi un po' discutibili, le chiacchiere di Renzi, le alchimie, le riflessioni. Servirà che gli italiani dicano da chi si sentono rassicurati di più e chi può meglio governare la Nazione in questa tempesta. E si vedrà anche chi sta da una parte e chi sta dall’altra. Io aspetto quel momento perché è quello il momento che decide. 

Direttore Belpietro: Certo che tra guerre e polemiche... qualche scontro... 

Presidente Meloni: Non ci siamo fatti mancare niente. 

Direttore Belpietro: Non vi siete fatti mancare niente, ma non ha scelto un bel periodo per smettere di fumare. Da quanto ha smesso? 

Presidente Meloni: Ma scusi, ma lei ne ha visto uno migliore dall’inizio di questa legislatura, no? Mi perdoni, mi dica qual è stato quello tranquillo. 

Direttore Belpietro: Quindi alla fine doveva scegliere. 

Presidente Meloni: Prima o poi lo dovevo fare, ho smesso il primo di maggio. Ho smesso il primo di maggio, quindi sto tenendo, sono riuscita a non finire sulle cronache. 

Direttore Belpietro: Abbiamo fatto sparire i posaceneri… 

Presidente Meloni: Abbiamo fatto sparire tutto, i posaceneri, le sigarette, tutti gli accendini, tutto. Nessuno ci credeva, perché io ero abbastanza famosa per questa mia debolezza. Però sono molto fiera, sono molto fiera di averlo fatto senza appunto finire sulle cronache. E l’ho fatto nonostante fosse un periodo difficile, perché io sono dell’idea che quando tu hai un periodo brutto, tanto vale che ci metti tutte le cose brutte che devi fare, così te lo sei tolto ed è andata. E allora l’ho messa così. 

Direttore Belpietro: Bene, grazie Presidente del Consiglio. 

Presidente Meloni: Grazie a voi, buonasera. 

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Italiano

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Il Presidente Meloni alla terza edizione de “Il giorno de La Verità”

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