Assemblea di Confcommercio, l'intervento del Presidente Meloni
Buongiorno a tutti, grazie a tutta la Confcommercio, grazie dell’invito, grazie ai delegati, ai dirigenti nazionali e territoriali, agli iscritti, grazie al Presidente Sangalli, a “Carluccio” se posso permettermi, perché ci conosciamo da qualche anno e molte sono state tra noi le occasioni di confronto.
Chiaramente saluto tutte le Autorità presenti a partire dal Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Vice Premier Antonio Tajani, tanti ministri, colleghi parlamentari di tutti i partiti e tutte le autorità che sono presenti.
Ci sono state tra noi in questi anni molte occasioni di confronto, non è la prima Assemblea di Confcommercio alla quale partecipo, è certamente la prima Assemblea di Confcommercio alla quale partecipo da Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il Presidente Sangalli sa quanto mi sia dispiaciuto non essere riuscita ad accettare prima questo invito ma avevo promesso che avrei colmato questa assenza e ogni promessa è debito e, a maggior ragione, era fondamentale colmare questa assenza perché sono credo dieci anni che un Presidente del Consiglio dei Ministri non partecipa all’Assemblea di Confcommercio. E credo che questa assenza non renda onore e giustizia al peso della vostra Associazione, della realtà che rappresenta nell’economia della nostra Nazione e al lavoro che abbiamo fatto insieme anche in questi anni. Perché sono qui? Anche per dirvi grazie, grazie per il vostro lavoro e grazie per la vostra disponibilità. La collaborazione, il contributo in termini di idee e di proposte che avete assicurato nei molti tavoli di confronto che il Governo ha promosso, avviato in questa legislatura, che hanno richiesto la vostra partecipazione, è stato estremamente prezioso.
Confcommercio c’è, c’è sempre stata, non vi siete mai tirati indietro e non avete mai anteposto l’interesse di categoria a quello generale; avete sempre interpretato il vostro ruolo con buonsenso e con pragmatismo, fondamentalmente credo perché siete consapevoli della responsabilità che comporti essere una delle colonne del sistema Italia, uno dei motori più identitari e più dinamici dell’economia della nostra Nazione.
L’anno scorso avete compiuto 80 anni, i vostri primi 80 anni. La Repubblica italiana li ha compiuti quest’anno. Cioè, ancora prima che nascesse la nostra Repubblica, voi eravate già in campo.
E non escludo che Sangalli fosse già Presidente dell’Associazione. Eravate già in campo nei territori, tra la gente, per le strade, perché questa è la vostra identità profonda. Voi siete, lo ricordava il Presidente Sangali, una forza di popolo che nasce dal basso e che dal basso costruisce ogni giorno ricchezza, coesione, vitalità per questa Nazione. Le vostre attività rappresentano quel tessuto che tiene vivo il nostro territorio, i nostri borghi, le nostre città, dalle più grandi alle più piccole. Ogni serranda alzata è una luce, è un punto di riferimento, è una certezza, ma è anche segno di energia, di saper fare, è presidio di sicurezza, di socialità, di comunità, è qualcosa che nessuna piattaforma on line potrà mai sostituire.
Questa presenza capillare sul territorio rappresenta l’ossatura dell’economia di vicinato, indispensabile per comporre quello che Il sociologo americano Robert Putnam ha descritto come “capitale sociale”, un patrimonio intangibile ma allo stesso tempo estremamente concreto, che le istituzioni a ogni livello non hanno semplicemente il dovere di proteggere ma hanno la responsabilità di tramandare. Perché difendere il commercio di vicinato significa difendere molto di più che un settore economico, significa difendere relazioni, identità, qualità della vita per le nostre comunità. Anche per questo, per ricordare l’attività del Governo abbiamo per esempio istituito l’Albo nazionale dell’attività commerciali, botteghe artigiane ed esercizi pubblici storici, con l’obiettivo di valorizzare e tutelare le attività storiche, riconoscerne il valore culturale, il valore commerciale, il valore sociale. Non abbiamo avuto dubbio su questa necessità dall’inizio del nostro mandato. Sostenere le imprese del terziario di mercato significa in buona sostanza difendere noi stessi, custodire quello che ci identifica, che ci caratterizza, che racconta al mondo cosa significhi essere italiani. Io ho apprezzato moltissimo l’espressione che ha usato il presidente Sangalli quando faceva riferimento al “Sense of Italy”.
Farò mia questa espressione perché credo che sintetizzi perfettamente quello che ruota attorno al nostro marchio e che il nostro marchio è capace di esprimere e quindi se vogliamo il senso stesso del successo dei nostri prodotti. E quel senso è che i nostri prodotti raccontano, rappresentano, portano con loro, molto più di quello che sono. Portano con loro un’identità, uno stile di vita, un fascino, un patrimonio immateriale che solamente quello che è prodotto in Italia e da italiani può vantare, che nessun altro può replicare, che nessuna piattaforma può importare a basso costo, che non si può delocalizzare. Esiste solo da noi, esiste solo con noi. È il senso del nostro successo. E voi siete da sempre tra i più capaci animatori e innovatori di questa esperienza d’Italia, che è sempre più desiderata nel mondo, che custodisce un potenziale, dal mio punto di vista - nonostante sia straordinario - ancora non totalmente espresso.
Qualche mese fa, ad esempio, abbiamo ottenuto uno straordinario risultato con il riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO. E se abbiamo potuto raggiungere questo risultato, certo è che lo dobbiamo alle nostre eccellenze agroalimentari, ma lo dobbiamo anche all’eccezionale qualità dei nostri ristoratori, che portano saperi e sapori italiani ovunque nel mondo.
E ancora pensate al turismo, ho visto stamattina il Presidente Bocca, uno degli asset strategici dello sviluppo di questa Nazione. Il Presidente Sangalli ricordava diversi traguardi che questo settore è tornato a macinare, anno dopo anno, dopo la drammatica fase della pandemia e la ripresa, inizialmente lenta, che ne è seguita. Oggi l’Italia è tornata a scalare la classifica globale dei Paesi più visitati al mondo, è arrivata a essere la seconda nazione europea per presenze turistiche, superando per la prima volta nella storia la Francia, avvicinandosi ai numeri della Spagna. E in questi anni abbiamo raggiunto anche un altro record decisivo per l’impatto sulla bilancia dei pagamenti e sulla spesa turistica, noi siamo il Paese europeo nel quale la permanenza media del soggiorno è più lunga: davanti alla Spagna, davanti alla Francia, davanti alla Germania. E se sempre più turisti amano venire in Italia e vogliono rimanerci per un tempo sempre più lungo, anche qui la ragione è abbastanza semplice: sanno che in Italia possono vivere, assaporare, gustare, qualcosa che altrove è impossibile da trovare e voi siete tra gli artefici di questa esperienza, negli alberghi, nelle strutture ricettive, nei ristoranti, nei locali, nei negozi, nelle botteghe storiche, nelle attività artigiane, perché chiaramente ognuno di noi può testimoniarlo.
In una vacanza ci si ricorda molto spesso il piacere delle piccole cose. Il gusto di un buon piatto, la cortesia di un cameriere, la simpatia di un commerciante, l’unicità di un prodotto. Ecco perché il vostro lavoro è così prezioso per noi, per l’economia di questa Nazione, per rafforzare l’immagine e la reputazione dell’Italia nel mondo. Questi risultati sono chiaramente merito vostro, non sono merito del Governo. Quello che il Governo ha cercato di fare in questi anni è quello che gli compete, e cioè cercare di accompagnarvi, sostenervi, certamente evitare di disturbare e di creare problemi a chi vuole creare ricchezza e posti di lavoro in questa Nazione.
Perché la ricchezza non la fanno i governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti.
La ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori e quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica, è cercare di accompagnare e consentire che quelle persone possano lavorare al meglio delle loro potenzialità. Abbiamo cercato di interpretare così il nostro lavoro sostenendo il vostro dinamismo, la vostra intraprendenza per mettervi nelle condizioni di lavorare nelle migliori condizioni possibili.
Ci sarebbero molte cose da ricordare da questo punto di vista, penso sicuramente agli sgravi per le assunzioni di under 35 a tempo indeterminato, la detassazione delle mance e dei turni notturni e festivi, penso alle staff house per il personale, penso agli strumenti studiati per le piccole e medie imprese per migliorare le strutture, penso alle misure per combattere l’abusivismo, difendere chi lavora onestamente e paga le tasse. Misure concrete a cui ne sono seguite tante altre in questi anni, molte delle quali indirizzate verso uno scopo fondamentale, che era sostenere l’ossatura del nostro tessuto economico produttivo, ovvero la piccola e media impresa.
Io ricordo tra queste l’innalzamento a 85 mila euro di fatturato della soglia per accedere al regime forfettario, l’estensione del concordato preventivo biennale alle piccole e medie imprese e alle partite IVA, il contrasto al fenomeno odioso delle attività apri e chiudi, ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse poi chiudendo e riaprendo sotto un altro nome. Finora ne abbiamo chiuse d’ufficio 24.000, un risultato secondo me importante per lo Stato ma certamente più importante per gli imprenditori onesti di questa Nazione che pagano le tasse e non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare, non si può fare. E stiamo anche su questo rispondendo perché il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane, qui si rispettano le regole atteso che, come ricordava il Presidente Sangalli, senza regole non c’è mercato, senza mercato non ci sono imprese sane e non c’è crescita.
Dall’altra parte questo Governo ha cercato di offrire a chi è pronto a mettersi in gioco, a chi si rimbocca le maniche, una serie di strumenti per non sentirsi solo nelle sfide quotidiane, un impegno che abbiamo rispettato anche nell’ultima Legge di Bilancio. ha rifinanziato la nuova Sabatini, ha garantito stabilità e continuità alla zona economica speciale unica per il Sud che sta dando ottimi risultati e che oggi valutiamo di estendere a tutto il territorio nazionale almeno per la parte di semplificazione che è fondamentale.
Ha confermato la super deduzione del costo del lavoro, reintrodotto una misura efficace e apprezzata dalle imprese come l’iperammortamento, ma è un impegno che abbiamo declinato anche nella prima Legge annuale sulle piccole e medie imprese, provvedimento che era atteso da oltre dieci anni, che da poco ha concluso il suo iter parlamentare, testo articolato che affronta diverse questioni decisive come la riforma dei confidi a cui intendiamo dare rapida attuazione per rimettere al centro le esigenze delle imprese e dei lavoratori, vogliamo abbassare i costi, dare nuove garanzie, introdurre strumenti concreti affinché l’accesso al credito, soprattutto per le piccole e medie imprese non sia più un percorso a ostacoli e sottoscrivo quello che il Presidente Sangalli diceva sul futuro del nostro sistema bancario.
Penso anche alle norme che abbiamo costruito per difendere il valore strategico delle filiere italiane, come l’estensione del Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali alle operazioni di acquisizione di imprese della filiera in difficoltà da parte di aziende titolari di marchi storici. L’obiettivo anche qui è chiaro ed è preservare quel patrimonio di conoscenze che ci rende unici e che noi non possiamo permettere vada disperso.
Ed è la ragione per cui sempre nella stessa Legge abbiamo previsto incentivi per promuovere il ricambio generazionale e la trasmissione delle competenze da una generazione all’altra, i lavoratori prossimi alla pensione possono beneficiare di un esonero contributivo e di un’integrazione del reddito se l’azienda in cui lavorano assume giovani under 34, un vero e proprio patto tra generazioni per valorizzare chi ha lavorato una vita, offrire nuove opportunità ai giovani, tramandare a chi verrà dopo di noi saperi, e le competenze che fanno grande un pezzo del nostro sistema produttivo e perché come correttamente ricordava il Presidente Sangalli noi abbiamo una emergenza che si chiama giovani generazioni, che si chiama sicuramente capacità di offrire maggiori e migliori opportunità alle energie migliori che abbiamo e dall’altra parte la necessità che abbiamo di ribaltare quella emergenza demografica che diventa uno dei nostri più grandi problemi economici. Non è solamente un tema importante che è dare continuità alla nostra storia, alla nostra identità, alla nostra civiltà, è un tema di tenuta del nostro welfare, è un tema di tenuta del nostro stato sociale se noi non invertiamo i dati sulla demografia. Questo Governo ha lavorato molto anche su questo, non ricordo tutti i provvedimenti, lavorando particolarmente sulle mamme lavoratrici perché il messaggio che abbiamo tentato di dare è che i figli non sono un ostacolo all’affermazione, e che la vera libertà per una donna risiede nel non dover scegliere tra mettere al mondo un bambino e poter avere una carriera come la sogna e come la merita. E allora il lavoro che abbiamo fatto sui congedi parentali, sugli asili nido, il lavoro che abbiamo fatto sulla decontribuzione delle mamme lavoratrici servivano a dare esattamente questo messaggio, ma signori non lo risolveremo solo con gli incentivi, il problema è anche culturale. Per troppi anni noi abbiamo raccontato che i figli sarebbero stati un ostacolo per l’affermazione delle donne e per l’affermazione delle famiglie. Allora sì, serve mettere in piedi tutti gli strumenti che sono necessari a competere ad armi pari e serve anche una rivoluzione culturale che ci ricordi quanto sia importante per noi, per il nostro futuro, per la nostra Nazione, per l’economia della nostra Nazione, per la tenuta del sistema sociale che abbiamo costruito e che la nostra civiltà ha costruito, ribaltare i dati drammatici che viviamo sulla demografia.
E quindi come vedete tanti sono gli interventi che sono tutti legati uno all’altro, una sorta di filo rosso, rafforzare le imprese del terziario, è un pezzo fondamentale di questo lavoro renderle sempre più forti e più dinamiche. Dopodiché sappiamo però quanto la forza e il dinamismo di questo settore siano collegati alla vitalità della domanda interna. Tanto maggiore sarà il reddito disponibile dei cittadini, tanto più forte sarà l’impatto sui consumi e sulla salute dell’economia. Allora in questi anni abbiamo lavorato molto anche per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani. Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse, del costo del lavoro, il Presidente Sangalli anche qui ricordava l’importanza della riforma fiscale, provvedimento che era atteso da qualche decennio e che noi abbiamo finalmente portato a compimento con la riduzione delle aliquote IRPEF, l’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito, il taglio del cuneo, con questi provvedimenti solamente ogni anno noi rimettiamo nelle tasche degli italiani, dei lavoratori, 21 miliardi di euro.
Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio, perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo Governo, per intenderci altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrifici.
Il secondo fronte su cui siamo intervenuti, come sapete, è il rinnovo dei contratti, tanto nel pubblico dove abbiamo stanziato 20 miliardi di euro per sbloccare stipendi che erano fermi da anni, tanto nel privato, appunto incentivando i rinnovi con la detassazione degli aumenti contrattuali e poi con il decreto lavoro che pure veniva citato abbiamo scelto di puntare come mai era stato fatto in passato sulla contrattazione di qualità. Perché è nella contrattazione di qualità che si tutelano davvero i lavoratori settore per settore. Cioè non vogliamo essere portatori di una politica che pretende di imporre tutto dall’alto. Noi vogliamo essere portatori di una politica che si fida della responsabilità dei corpi intermedi e che chiede una alleanza ai corpi intermedi per risolvere i problemi. Perché nessuno può risolvere i problemi da solo.
Col salario giusto noi diamo attuazione a un principio rimasto per anni sulla carta che sarà decisivo per rafforzare le retribuzioni ma anche per contrastare il dumping contrattuale, cioè quella odiosa forma di concorrenza sleale che, come veniva ricordato, riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita. E poi io penso che ci sia, sempre seguendo l’intervento del Presidente Sangalli, ci sia un altro fronte importante sul quale possiamo lavorare insieme. Chiedeva il Presidente Sangalli nel suo intervento di riattivare il circuito virtuoso tra urbs e civitas, ovvero tra la città fisica e la comunità che la vive. È una visione che condivido pienamente perché è sul legame tra questi due elementi che si poggia qualsiasi tessuto comunitario, in particolare quello che caratterizza la nostra Nazione.
Senza urbs, la civitas sarebbe apolide, senza civitas l’urbe sarebbe deserta. Allora probabilmente nessuno come voi in questa sala conosce però quanto sia complessa questa sfida e quanti problemi che si intrecciano tra loro porti con sé, la desertificazione sociale e commerciale dei nostri quartieri, l’impoverimento comunitario dei territori, lo spopolamento dei borghi, dei piccoli comuni, delle aree interne, fenomeni che nei decenni sono cresciuti a tal punto da diventare sostanzialmente strutturali, però io penso che anche qui ci sia una visione culturale di fondo dalla quale dobbiamo e possiamo ripartire se vogliamo tentare di invertire la rotta. Per troppo tempo una determinata visione urbanistica della città ha imposto l’idea che l’impianto della città storica italiana, cioè quella che ha fondato i nostri comuni, che ha dato forma e bellezza ai nostri borghi meravigliosi, fosse un retaggio del passato, qualcosa da dimenticare, da superare, da sostituire con un nuovo modello. Noi lo vediamo tutti i giorni nella nostra città, in particolare nelle grandi aree metropolitane dove si moltiplicano un po’ ovunque questi quartieri dormitori senza servizi, senza negozi, senza luoghi di aggregazione nei quali tutto è anonimo, indistinto, privo di identità, di storia, di relazioni sociali, spazi urbani che l’antropologo francese Marc Augé ha efficacemente definito come “non luoghi”, cioè spazi che le persone non riescono a sentire come propri, dove la comunità non cresce, i legami sociali sono fragili, le relazioni sono precarie. Allora voglio cogliere l’occasione di questa assemblea per lanciare insieme a voi una sfida che è sia economica ma se vogliamo è soprattutto identitaria e culturale. Proviamo a riappropriarci di quello che siamo, della nostra tradizione, della nostra storia, trasferendolo nelle nostre città, nei nostri quartieri, nei nostri borghi. Immaginiamo insieme un nuovo modello di sviluppo urbano che sappia rimettere al centro le persone, l’economia di prossimità, i luoghi aggregativi, gli spazi per le famiglie, le strutture per chi è più fragile, che dia un centro a ciascuna periferia, che consideri i luoghi fondamentali della vita e dell’aggregazione importanti tanto quanto la casa stessa e abbiamo uno strumento a portata di mano per farlo insieme, che è il piano casa.
Io la considero un’opportunità importante non solo per garantire una casa a un prezzo giusto a chi non riesce a sostenere i costi di mercato ma anche per provare a rigenerare le nostre città, renderle spazi più accoglienti e più a misura d’uomo.
Anche grazie al prezioso contributo di Commercio noi abbiamo previsto che i futuri programmi di edilizia integrata gestiscano anche lo sviluppo di un tessuto di esercizi commerciali e di servizi di vicinato.
Penso che se riusciamo a valorizzare adeguatamente questo strumento possiamo costruire comunità vive con un’anima, con un’identità, sostenute da un’economia di prossimità capace di intercettare e rispondere ai bisogni concreti delle persone.
Perché quando si parla di sostenibilità, noi certo dobbiamo parlarne in chiave ambientale, ma dobbiamo anche ampliare il concetto alla qualità della vita complessiva.
Esattamente come quando parliamo di sostenibilità non dobbiamo mai dimenticare quella economica e sociale e qui voi sapete che dall’inizio del nostro mandato siamo schierati sullo stesso fronte nel sostenere un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione ecologica.
Il lavoro che stiamo facendo in Europa sui tanti dossier sta lì a dimostrarlo, la richiesta ad esempio pressante che stiamo portando avanti per rivedere il sistema ETS, per diminuire l’impatto sul trasporto pesante, per rivedere l’ETS marittimo che rischia di penalizzare enormemente i nostri porti a vantaggio dei porti del Nord Africa, senza alcun beneficio tra l’altro in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo.
Per la stessa ragione non abbiamo smesso di sostenere l’acquisto del carburante per l’autotrasporto, sia in via ordinaria sia reagendo all’aumento dei prezzi causato dalla crisi dello stretto di Hormuz. Se noi vogliamo contenere l’effetto inflazionistico della crisi energetica sui cittadini e allo stesso tempo salvare un settore che fa muovere e vivere la Nazione come un’altra crisi - quella del Covid - ci ha ampiamente dimostrato, non bisogna avere paura di fare quello che è giusto fare.
E ci sarebbero moltissimi altri temi da affrontare, non lo farò per ragioni di tempo. Mi interessa fare un accenno alla questione dell’intelligenza artificiale che è all’ordine del giorno, Presidente Sangalli perché stiamo facendo un po' tardi ma alle 12 era convocato un Consiglio dei Ministri e quel Consiglio dei Ministri è convocato proprio per approvare i decreti attuativi delle norme di riferimento sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
E anche qui la questione è tra le più complesse del nostro tempo. Da una parte noi abbiamo tra le mani uno strumento dal potenziale straordinario, dall’altra abbiamo tra le mani uno strumento dal potenziale così impattante che la sua potenza nel complesso potremmo scoprirla davvero molto tardi. E allora non è facile trovare l’equilibrio tra valorizzare questo strumento e dare a questo strumento delle regole che consentano di coglierne il potenziale e di limitarne i rischi. Quali sono i rischi? Io ne vedo fondamentalmente due, sarebbero molti di più.
L’impatto sul mercato del lavoro è stato il focus nella Presidenza italiana del G7 perché noi siamo abituati a un progresso nel quale le macchine pian piano sostituiscono lavoro umano. È sempre accaduto, dalla rivoluzione industriale in poi, con una piccola differenza. Fino ad oggi il lavoro umano che veniva sostituito era lavoro fisico, così gli uomini e le donne potevano elevarsi, concentrarsi sui lavori di concetto, di organizzazione.
Oggi quello che rischia di essere sostituito è il lavoro di intelletto e qui l’impatto che la tecnologia può avere sul nostro mercato del lavoro è imponderabile. Noi rischiamo oggettivamente un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo nel quale la ricchezza si concentra e si verticalizza ancora di più, qualcosa che abbiamo già visto accadere con la globalizzazione. Va governato, non si può governare solo a livello nazionale. Non si può governare solo a livello nazionale, va governato a livello globale, a livello internazionale. Sarà un focus ovviamente anche quest’anno del G7 che è convocato per la settimana prossima e l’Italia sarà protagonista. Voglio ringraziare anche Papa Leone per le importanti riflessioni che ci ha regalato su questa materia.
Ma attenzione a non governare questo fenomeno per tempo, per questo tema e per l’impatto che può avere sulle nostre democrazie. Anche qui, noi andiamo verso un mondo nel quale diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è.
La capacità per i cittadini di discernere, di scegliere, di decidere, di votare quando non sanno che cosa è vero e cosa non lo è, è qualcosa con cui dobbiamo confrontarci, è qualcosa con cui dobbiamo confrontarci. Anche qui, va governato.
Noi abbiamo fatto una proposta a livello internazionale cioè: quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall’intelligenza artificiale deve essere scritto in sovraimpressione, è prodotto dall’intelligenza artificiale. Se vedi la Meloni in camicia da notte sul letto mezza nuda, non pubblicare la foto dicendo: si può un Presidente del Consiglio dei Ministri presentare così. Perché ci sarà scritto la Meloni è nuda perché è stato fatto con l’intelligenza artificiale, altrimenti abbiamo un problema. Ma lo dico perché la materia mi appassiona particolarmente Presidente e stiamo appunto cercando con il Governo anche di stabilire quali sono i confini dell’utilizzo anche per quello che riguarda invece gli strumenti estremamente positivi che la tecnologia può avere nei vari ambiti ed è oggetto del lavoro che oggi fa il Consiglio dei Ministri.
Dopodiché caro Presidente, cari amici di Confcommercio, noi ci apprestiamo a tagliare il traguardo del quarto anno di legislatura. Se io penso a tutto quello che abbiamo vissuto in questi quattro anni mi sembra trascorsa una eternità, però se invece penso a quello che ancora vorremmo fare, allora ragiono come se avessimo appena iniziato.
Insieme in questi anni abbiamo sicuramente smentito i pronostici più nefasti e siamo riusciti a dimostrare che se e quando il Sistema Italia lavora insieme, quando si prende per mano, quando si muove in un’unica direzione, con una visione, con un’idea di posizionamento, con un programma chiaro, con una strategia, allora è possibile per questa Nazione fare la differenza.
Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una Nazione nella quale i problemi sono stati risolti, però io considero ugualmente disonesto voler fingere a tutti i costi di ignorare o dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono e davvero Presidente devo ringraziarti per averlo detto perché ovviamente se lo dico io è la Meloni che racconta un mondo che non c’è e vive in un mondo che non esiste, se lo dite voi che siete molto più autorevoli di me mi aiutate a restituire a questa Nazione fondamentalmente una consapevolezza: che buona parte di quello che può accadere dipende da noi, dipende da quanto noi riusciamo a crederci.
A me dispiace quando questa Nazione si dipinge come spacciata perché il quadro macroeconomico ma anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una Nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto.
Questa Nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade per l’Italia, l’Italia è così. L’Italia è una Nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno malissimo.
E allora l’occupazione continua a registrare numeri record, l’export tricolore è stato più forte dei dazi, la produzione industriale inizia a mostrare segnali di ripresa, la rinnovata credibilità dell’Italia spinge e rilancia gli investimenti esteri. Possiamo fare meglio? No, dobbiamo fare meglio, dobbiamo fare molto meglio. Però di che cosa abbiamo bisogno per riuscirci? Abbiamo bisogno di crederci sul serio, abbiamo bisogno di non adeguarci ai limiti che altri vorrebbero imporci, abbiamo bisogno di capire che questo tempo non perdona chi tentenna, chi indugia, chi utilizza il contesto come un alibi per non doversi mettere alla prova.
Allora prendete fiato se ne avete bisogno, lo farò anch’io ma non esitate. Osate invece. Sfidate il vostro competitor che in fin dei conti è anche il modo migliore per sfidare voi stessi perché questo non è il tempo dei dubbi, non è il tempo delle incertezze, non è il tempo dell’attesa. Questo è il tempo dell’azione, ma la buona notizia è che il tempo dell’azione è anche il tempo dell’Italia.
Vi ringrazio, grazie alla ConfCommercio.
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Italiano
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Intervento
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Il Presidente Meloni all'Assemblea di Confcommercio
Tipologia intervento:
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